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UN CADAVERE SU CUI LITIGARE | TERRITORIO

#6

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Agosto non è stato un mese semplice per Venezia: mentre le solite, grandi questioni continuavano a macerare sotto il sole estivo, i canali del centro storico sono divenuti il terreno di scontro tra i diversi protagonisti del trasporto lagunare. A far esplodere la polemica è stato l'incidente nautico costato la vita ad un professore tedesco, in visita a Venezia con la famiglia e rimasto ucciso nella collisione tra una gondola e un vaporetto in mezzo agli affollati pontili di Rialto. Dopo le sperticate dichiarazioni di solidarietà e cordoglio, dopo il “lutto cittadino” e le lacrime incredule, è subito arrivato il momento di puntare il dito. Colpa del capitano Actv che ha sbagliato manovra, colpa degli altri due battelli che, da dietro, impedivano al pesante mezzo pubblico di virare in sicurezza, colpa del gondoliere che la sera prima si era sballato a suon di strisce di cocaina. E poi colpa di Actv (tutta), che lascia che nei punti critici si accalchino i vaporetti, sempre in ritardo; colpa dei “pope” (tutti), che sono sempre in mezzo e che non si ricordano che i mezzi pubblici dovrebbero avere la precedenza; colpa del Comune che non sa organizzare il traffico acqueo e che ha accatastato pontili su pontili nei pochi metri disponibili tra il ponte di Rialto e il tribunale. E allora via, Orsoni e i suoi si sono lanciati nella mischia: il sindaco Don Chisciotte e il suo fedele aiutante “Sancio” Bergamo, lancia in resta, corrono a combattere i mulini a vento. Una battaglia impossibile, il cui scopo ultimo dovrebbe essere la riorganizzazione dei flussi in Canal Grande, ma che, più realisticamente, dovrà accontentarsi di mettere d'accordo tutti gli interessati. Il primo cittadino e il suo assessore alla Mobilità, infatti, hanno iniziato una serie di incontri con sindacati, trasporto pubblico, bancali, privati e chi più ne ha più ne metta. I due politicanti si sono presentati davanti ai “lavoratori di Canal Grande” armati di una lista di cambiamenti possibili, la risposta, più o meno univoca, che hanno ricevuto è stata un laconico “vedremo”. Gondolieri e marinai sembrano più interessati a regolare i conti “alla vecchia maniera”, fuori dalle aule di Ca' Farsetti. No, nessun rischio di pugnalate in calle: per i “pope” e i “marineri” meglio andare avanti a dispetti e ripicche, occupando pontili e imbarcaderi dei “concorrenti” e insultandosi tra le pagine di qualche social network. La verità è che non serviva il morto per far scoppiare l'ennesima guerra tra categorie: l'aspro confronto tra motoscafisti e canottieri è vecchio quanto il primo motore a benzina e la vecchia ruggine non è mai stata davvero pulita. Per l'ennesima volta Venezia si ritrova ostaggio di interessi contrastanti, paralizzata in un conflitto che non può portare da nessuna parte e che sicuramente non gioverà ai cittadini del centro storico. Ed è questa, non la morte di un turista in quello che, triste a dirsi, non è stato altro che un normale incidente stradale, la notizia più triste di questo afoso agosto.