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NERO DI SEPPIA | SOCIALE

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Quando uscì la lista dei ministri di questo promiscuo governo Lett , tra i tanti nomi inverosimili che vi comparivano spiccava quello di una certa Kashetu Kyenge, detta Cécile. Allora in molti pensarono fosse l’ennesima presa in giro. Bastava mettere una persona di colore, per di più donna, al ministero dell'Integrazione per accontentare la sinistra? Era competente, questa semi-sconosciuta? Un medico con un curriculum mediocre e una militanza provinciale, una “volontaria” di una piccola associazione. Insomma uno specchietto per le allodole, che non poteva reggere il confronto con il suo predecessore, quell'Andrea Riccardi noto per aver fondato la Comunità di Sant'Egidio, il cosiddetto “Onu di Trastevere”. Era evidente: Cécile Kyenge era stata messa lì come agnello sacrificale da immolare sull’altare delle larghe intese per arruffianarsi la marmaglia dei terzomondisti, dalla base storica all’élite liberal dei salotti buoni ed equo solidali. Ma purtroppo o per fortuna, il primo ministro di colore della storia d’Italia non si è limitato a fare la comparsa e il suo ruolo da vittima eroica destinata al martirio ha deciso di giocarselo fino in fondo. Così se l’eroina moderna è prima di tutto un simbolo, anche la sua proposta di passare dallo “ius sanguinis” allo “ius soli” lo è diventata. E poco importa se nei nostri asili e nelle scuole la presenza di bambini e giovani immigrati è ormai sempre maggiore (i minori stranieri in Italia oggi si aggirano intorno al 10% del totale), questi non sono e non devono essere considerati cittadini italiani come gli altri. Poco importa che forme miste o morbide di “ius soli” esistano nella maggior parte dei paesi europei, ancor meno che in quelli americani, oggetto di grandi flussi migratori, come Stati Uniti, Canada, Argentina e Brasile lo “ius soli” sia addirittura integrale. Tutto ciò non riguarda il ministero dell’Integrazione, così inutile che la Lega ne vuole l’abolizione. Una proposta che il M5S, sempre restio a trattare i temi riguardanti l’immigrazione per non infastidire il suo elettorato post-fascista, liquida come mera propaganda. E nel paese in cui si discute di giustizia politicizzata e ancora di Imu, nessuno entra nel merito. Nessuno ci dice che l'Italia rispetto a molti altri stati ha le regole più severe (e ingiuste) per l’acquisizione della cittadinanza e che concederla a chi nasce in Italia con almeno un genitore residente da cinque anni, così come al minore che conclude un ciclo scolastico, è tutt’altro che folle: è banale buon senso. Nessuno entra nel merito della proposta, ma tutti sono ben attenti a valutarne la forma. Doveva uscire in maniera più sobria, spiegata meglio, in modo da scatenare reazioni meno violente, dicono. Come se fosse questo il motivo degli attacchi di ogni sorta a Kyenge, da quelli beceri e violenti di Salvini, Calderoli e Valandro, a quello più “poetico” del consigliere leghista di Prato che l’ha apostrofata con un culinario “nero di seppia”. È quindi un’eroina un ministro che resiste agli urti e alle offese, e con fresca inesperienza, lontana dai compassati e cinici ambienti della politica romana che tutto corrompono, propone idee sensate?