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Purna Kumbh Mela

Postato in Cooperativa ControVEnto

India. Rituale indu'  Kumbh MelaAl Forte s'inaugura la mostra fotografica del viaggio realizzato dall'associazione Popeye in India, visibile per dieci giorni sotto il Gatto Rosso, saranno esposti gli scatti fatti al Puma Kumbh Mela e saranno proiettate le immagini in anteprima del documentario che sarà presentato a settembre.
L'inaugurazione è prevista per le 18 di venerdì 10.
 
Controvento sostiene il progetto Riverside Rendezvous, una delegazione di studenti universitari ad uno degli appuntamenti più incredibili della storia, il Kumbh Mela in India. Ogni giorno un reportage dal luogo più popoloso al mondo.
2.000 ettari di estensione, 100 milioni di persone, 15 mila monaci. 57 giorni. Il più grande ritrovo religioso al mondo. Questa è la città sacra. Una città sorta sulle rive dei fiumi Gange e Yamuna, in un territorio che per sei mesi all’anno è sepolto dalle impetuose acque che scorrono verso il Golfo del Bengala.
Ogni 12 anni, pellegrini giunti da tutto il mondo si recano al sangam, la confluenza tra i due corsi d’acqua, per purificarsi bagnandosi nell’acqua più sacra d’India. Un’esplosione di colori, odori e suoni crea una sinestesia che inebria chiunque vi si rechi.
Al Kumbh Mela non si cerca solo la purificazione. Qui, infatti, avviene l’incontro tra le 13 akhara, le organizzazioni di monaci induisti, detti sadhu, che in quest’occasione prendono importanti decisioni politiche e amministrative, celebrano cerimonie d’iniziazione e riorganizzano le proprie gerarchie.
C’è poi chi visita il sangam per turismo, per il piacere della scoperta o alla ricerca di una spiritualità che mai è stata tanto multiforme. Un fiume umano che confluisce in una festa che segna l’incontro tra uomini e dei, uniti dal sentimento di fratellanza e universalità della cultura umana.
PopEye – Ethnovisual Association si è gettata alla ricerca della reale essenza di questo incontro dall’inimmaginabile portata. Cosa spinge un fiume tanto disomogeneo di persone lungo uno stesso argine? Che cos’è la vita di un sadhu? Quanto possiamo noi occidentali comprendere di un evento che affonda le proprie radici in un’epoca remota e misteriosa?


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Bandara: Siete tutti invitati

È il momento di festeggiare tra le 13 akhara del Kumbh Mela. In attesa del bagno imperiale che si terrà questa notte dalle 4 a.m. , molte famiglie stanno dando vita a delle bandara, fastosi banchetti aperti a tutti: cibo gratis, sguardi accoglienti e un forte senso di comunità.
Allahabad: “Stiamo aspettando duemila persone per la nostra bandara”, ci dice con orgoglio Siddarth Giri, intento negli ultimi preparativi per accogliere tutti gli ospiti nella sua tenda. Verso le ore 9 una piccola folla inizia ad accalcarsi attorno alla sua dimora, sventolando dei fogli gialli, ricevuti come invito per il banchetto: certificano il loro diritto formale di ricevere cibo dagli organizzatori, la famiglia dei Giri – parte della Juna akhara – e di essere congedati con due banconote da 100 rupie consegnate da uno dei fratelli di Siddarth.

“C’è voluto molto – ci spiegano – per preparare il tutto, poiché è davvero complicato per un sadhu racimolare le centinaia di migliaia di rupie necessarie per realizzare la festa ed essere regalate”. Ecco perché ci vogliono anni per preparare un evento che dura solo un giorno. Le molte bandara che si stanno tenendo ogni giorno in questo o in quell’ashram – comunità di sadhu – creano un dinamico sciamare di persone, che vanno a visitare amici o membri della stessa akhara. È un complesso e articolato carosello che vortica attorno al dare e ricevere, oliando gli ingranaggi di una delle più complesse organizzazioni religiose del mondo.
 
Schiacciati dalla folla, le vittime del Kumbh Mela

Allahabad – Il fiume umano che ha invaso la città tra la notte del 9 e del 10 di questo mese ha esondato. 36 persone sono decedute presso la stazione ferroviaria di Allahabad Junction tra il pomeriggio e la sera del 10 febbraio. Inutile l’intervento dei soccorsi, giunti sul luogo ben tre ore dopo l’accaduto a causa dell’enorme massa che si era creata attorno ai binari 5 e 6. 
Inadeguate le misure predisposte dalle autorità ferroviarie”, questa la sentenza emessa dal “Times of India”, che sottolinea quanto ciò che è accaduto fosse evitabile adottando precauzioni consone alle dimensioni dell’evento che la città sta ospitando. 
La polizia locale e l’autorità ferroviaria sono state accusate di inerzia davanti all’accaduto.
Alcuni testimoni hanno invece puntato il dito contro le forze dell’ordine, taciute di aver caricato la folla, manganelli alla mano, nel momento di maggior concitazione. 
Tra i 36 deceduti si contano 26 donne, 9 uomini e un bambino. 14 di loro, portati in fin di vita in ospedale, non hanno passato la notte. Questo è il bilancio dell’evento più affollato di sempre, più di 35 milioni di persone si sono riversate sulle strade di Allahabad dirette al sangam.
Fonti ufficiali riportano che Kumbh Nagar, il distretto che ospita l’evento, ha in questi giorni infranto ogni record, divenendo l’area urbana più popolata al mondo. Scendono così al secondo gradino del podio il 37,1 milioni di persone che occupano l’area metropolitana di Tokio.
 
Da pochi giorni l’equipe di PopEye è sbarcata nella città sacra Varanasi, meta di uno sciame arancione di sadhu proveniente dal Kumbh Mela in attesa del 10 di marzo, data della celebrazione della festività di Shivaratri, letteralmente “la grande notte di lord Shiva” che andrà a segnare la chiusura ufficiale del Purn Kumbh Mela. Lungo i ghat di Varanasi sorgono giorno dopo giorno le tende che fino a poco tempo prima avevano ospitato i sadhu ad Allahabad, un piccolo Kumbh Mela sta nuovamente nascendo lungo le rive del Gange.

Aarti, un rito senza tempo

Varanasi – Acqua, fuoco, preghiere e profumo d’incenso. Questo è l’Aarti Puja, uno dei più antichi e importanti rituali della tradizione hindu. Come ogni puja - preghiera – l’Aarti viene celebrato ogni giorno. Esso è più di ogni altra cosa un incontro comunitario, che porta migliaia di persone sulle rive dei principali ghat del Gange.
Il rituale si divide in tre atti. Per prima cosa, attorno alle 18.30, il suono di decine di campane e il fuoco di migliaia di candele illuminano la sera. I ministri del culto, con una campana in mano e lo sguardo fisso al fiume Gange, recitano i mantra per chiamare le divinità.
Di seguito arriva il momento delle lampade dell’Aarti che, bruciando candele di cotone e olio, vengono agitate davanti alla folla e al fiume per creare un legame tra gli uomini e le divinità. Questo contatto è assicurato dalla metafora dei cinque elementi: etere – akash – il profumo dei fiori e degli incensi; aria – vayu – il fumo; fuoco – agni – le candele che bruciano; acqua – jal – la ma Ganga; terra – pruthvi – la terracotta utilizzata per le candele.
Infine, la folla stessa prende parte alla cerimonia, avvicinandosi alle lampade per “bagnarsi” simbolicamente il volto con il fuoco. Muovendo le mani sopra le candele, mimano il gesto di lavarsi il viso, toccandosi poi la testa sia davanti che dietro. La riva del fiume si fa affollata, ognuno offre una candela e un fiore al Gange. Scivolando via sul pelo dell’acqua, queste luci tremolanti raggiungeranno le divinità.
 
 
Per ulteriori informazioni, seguite il progetto Riverside Rendezvous su www.popeyeproductions.com.
Controvento sostiene Riverside Rendezvous